CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 4 Esecuzione e cessazione degli effetti dell'accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore

Art. 13

Esecuzione dell'accordo o del piano del consumatore (2,Covid)
TESTO A FRONTE

1. Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall'accordo o dal piano del consumatore, il giudice, su proposta dell'organismo di composizione della crisi, nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate. Si applica l'articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

2. L'organismo di composizione della crisi risolve le eventuali difficoltà insorte nell'esecuzione dell'accordo e vigila sull'esatto adempimento dello stesso, comunicando ai creditori ogni eventuale irregolarità. Sulle contestazioni che hanno ad oggetto la violazione di diritti soggettivi e sulla sostituzione del liquidatore per giustificati motivi decide il giudice investito della procedura.

3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell'atto dispositivo all'accordo o al piano del consumatore, anche con riferimento alla possibilità di pagamento dei crediti impignorabili e dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo, autorizza lo svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del decreto di cui agli articoli 10, comma 1 e 12-bis, comma 3, e la cessazione di ogni altra forma di pubblicita'. In ogni caso il giudice puo', con decreto motivato, sospendere gli atti di esecuzione dell'accordo qualora ricorrano gravi e giustificati motivi.

4. I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in violazione dell'accordo o del piano del consumatore sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e' stata eseguita la pubblicita' di cui agli articoli 10, comma 2, e 12-bis, comma 3.

4-bis. I crediti sorti in occasione o in funzione di uno dei procedimenti di cui alla presente sezione sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti.

4-ter. Quando l'esecuzione dell'accordo o del piano del consumatore diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore, quest'ultimo, con l'ausilio dell'organismo di composizione della crisi, puo' modificare la proposta e si applicano le disposizioni di cui ai paragrafi 2 e 3 della presente sezione.



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(1) Articolo modificato dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.
(2,Covid) Si riporta l’art. 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 come modificato dalla legge di conversione 5 giugno 2020, n. 40.
Art. 9 – (Disposizioni in materia di concordato preventivo e di accordi di ristrutturazione)
1. I termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020 sono prorogati di sei mesi.
2. Nei procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione pendenti alla data del 23 febbraio 2020 il debitore può presentare, sino all'udienza fissata per l'omologazione, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta di concordato ai sensi dell'articolo 161 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 o di un nuovo accordo di ristrutturazione ai sensi dell'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il Tribunale assegna il termine e non è prorogabile. L'istanza è inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di concordato preventivo nel corso del quale è già stata tenuta l'adunanza dei creditori ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 177 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
3. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell'accordo di ristrutturazione deposita sino all'udienza fissata per l'omologazione una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresì la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Nel procedimento per omologazione del concordato preventivo il Tribunale acquisisce il parere del Commissario giudiziale. Il Tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 180 o 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, procede all'omologazione, dando espressamente atto delle nuove scadenze.
4. Il debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 161, comma sesto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, che sia già stato prorogato dal Tribunale, può, prima della scadenza, presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga sino a novanta giorni, anche nei casi in cui è stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento. L'istanza indica gli elementi che rendono necessaria la concessione della proroga con specifico riferimento ai fatti sopravvenuti per effetto dell'emergenza epidemiologica COVID-19. Il Tribunale, acquisito il parere del Commissario giudiziale se nominato, concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basi su concreti e giustificati motivi. Si applica l'articolo 161, commi settimo e ottavo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. L'istanza di cui al comma 4 può essere presentata dal debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 182-bis, comma settimo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il Tribunale provvede in camera di consiglio omessi gli adempimenti previsti dall'articolo 182-bis, comma settimo, primo periodo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basa su concreti e giustificati motivi e che continuano a sussistere i presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui all'articolo 182-bis, primo comma del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5-bis. Il debitore che, entro la data del 31 dicembre 2021, ha ottenuto la concessione dei termini di cui all'articolo 161, sesto comma, o all'articolo 182-bis, settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, può, entro i suddetti termini, depositare un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di avere predisposto un piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 , terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, e depositando la documentazione relativa alla pubblicazione medesima. Il tribunale, verificate la completezza e la regolarità della documentazione, dichiara l’improcedibilità del ricorso presentato ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, o dell'articolo 182-bis, settimo comma, del citato regio decreto n. 267 del 1942.
5-ter. Le disposizioni dell'articolo 161, decimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non si applicano ai ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942 depositati entro il 31 dicembre 2020.

GIURISPRUDENZA

Sospensione esecuzione piano del consumatore - Causa sopravvenuta collegata a COVID- 19 - Sussiste - Art. 13 comma 4 ter legge 3/2012

Procedimento di sospensione - Necessità di convocare i creditori - Non sussiste - Applicazione analogica dell'art. 9, comma III, del DL n. 23/2020
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I debitori, nei confronti dei quali sia già intervenuta la omologazione di un piano o di un accordo, possono rimodulare le modalità e le tempistiche della esecuzione avvalendosi dell’ausilio dell’OCC  ex art. 13 comma 4 ter legge n. 3/2012 quando sussiste una causa sopravvenuta non imputabile al debitore (fattispecie in tema di incidenza dell'emergenza sanitaria COVID-19).

Sulla istanza di modifica il giudice designato può decidere, sentito l'OCC, senza necessità di disporre la convocazione dei creditori se, come nel caso in esame, si è chiesta la sospensione del pagamento di alcune rate mensile e cioè si è chiesta una modifica che incide sui tempi dell'adempimento; depone in tal senso quanto previsto dall'art. 9, comma III, del Decreto Liquidità n. 23/2020 applicabile alla fattispecie analogicamente. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 17 Aprile 2020.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Richiesta di modifica del piano ex art. 13 co. 4 ter della legge n. 3/2012 – Convocazione delle parti – Necessità.
Ove, a seguito della intervenuta omologa del piano del consumatore, il debitore ne richieda una modifica ai sensi dell’art. 13 co. 4 ter della legge n. 3/2012, per effetto del richiamo contenuto in tale norma alle disposizioni di cui al paragrafo 3 della sezione, va disposta la comparizione delle parti affinché le stesse e, in particolare i creditori, possano interloquire al riguardo.

[Nel caso di specie il debitore ha chiesto la proroga del termine originariamente previsto per il pagamento dei creditori in conformità delle previsioni contenute nel piano omologato.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 03 Febbraio 2020.


Accordo del consumatore – Vendita di immobile senza procedura competitiva – Potere del giudice di ordinare la cancellazione delle formalità pregiudizievoli – Esclusione.
Nel caso in cui nel piano o nell’accordo del consumatore sia prevista la  vendita privatistica di un immobile il giudice del piano del consumatore e dell’accordo del debitore non ha il potere di ordinare la cancellazione  delle formalità; laddove viceversa vi sia stata la nomina di un liquidatore ai sensi dell’art. 13 comma 3 l. 3/2012 e la vendita sia avvenuta secondo le regole competitive il giudice ai sensi della predetta norma ha il potere di ordinare la cancellazione delle trascrizioni, delle iscrizioni e di ogni altro vincolo.

La necessità di applicare le regole della procedura competitiva al fine di addivenire al provvedimento ex art. 13 co. 3, ancorché non esplicitamente prevista per il piano del consumatore e l’accordo del debitore, deriva dalla natura concorsuale delle procedure previste dalla l. 3/2012. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 11 Novembre 2019.


Sovraindebitamento – Adempimento dell’accordo omologato – Cancellazione gravami iscritti sul bene immobile – Preventivo compimento dell’atto dispositivo – Necessità.
Il terzo comma dell’art. 13 l. 3/2012, per il quale “il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell'atto dispositivo all'accordo o al piano del consumatore […] ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione”, non consente di autorizzare lo svincolo delle somme e la cancellazione delle trascrizioni e iscrizioni prima che l’atto dispositivo sia compiuto, atteso che la norma, laddove fa riferimento alla “conformità dell’atto dispositivo all’accordo” e allo “svincolo delle somme” assume come presupposto della disciplina la circostanza che l’atto dispositivo sia già stato posto in essere. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 02 Agosto 2019.


Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Nomina del liquidatore ex art. 13 l. 3/2012 – Rapporti con la procedura pendente – Poteri esclusivi in capo al nominato liquidatore – Sussistenza – Prosecuzione dell’esecuzione forzata individuale – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità e convenienza – Limiti
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In ordine alla prospettata prosecuzione della esecuzione immobiliare in corso per alcuni beni immobili, al fine di porre a disposizione dell’esecuzione dell’accordo il ricavato della vendita, nell’accordo di composizione della crisi, nel CCI definito “concordato minore “, a differenza che nella liquidazione di cui all’art 14 ter l. 3/2012, non è  prospettabile la prosecuzione di una azione esecutiva individuale, considerato che ex art 10 secondo comma lett. c) l. 3/2012 con l’omologazione dell’accordo la sospensione delle azioni esecutive diventa definitiva, poiché tutti i beni sono destinati all’adempimento dell’accordo; inoltre l’art. 13 cit. prevede che ai fini dell’utilizzo di beni sottoposti a pignoramento viene nominato un liquidatore che dispone in via esclusiva dei beni stessi e delle somme incassate.

Al pari del concordato preventivo liquidatorio, l’attività di liquidazione è dunque gestita esclusivamente dal liquidatore giudiziale e non vi sono previsioni di prosecuzione delle procedure esecutive, né ai sensi dell’art 41 TUB (in quanto norma eccezionale) né dell’art 107 sesto comma l. fall., norma non richiamata dall’art 13 l. 3/2012 per l’accordo di sovraindebitamento.

Ne consegue che il nominando liquidatore dovrà sovraintendere alla vendita di tutti i beni già pignorati, eventualmente utilizzando il risultato delle attività svolte in sede esecutiva (ad esempio, le stime), e procedere alla distribuzione del ricavato, senza che possano residuare spazi di attività degli organi della procedura esecutiva.

In fattispecie di accordo di ristrutturazione ex artt. 8 e 9 l. 3/2012, ove non sia stata proposta alcuna opposizione da parte dei creditori concorsuali, la valutazione del giudice delegato non può riguardare la convenienza della proposta di soddisfacimento rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione concorsuale del patrimonio del debitore, poiché il relativo giudizio è riservato ai creditori concorsuali - i quali si esprimono con l’ approvazione espressa o tacita della proposta stessa - nonché al singolo creditore non aderente o escluso che abbia formulato la contestazione della proposta ai sensi dell’art 12 secondo comma l. 3/2012.

Il giudice delegato è pertanto chiamato a valutare esclusivamente la legittimità del procedimento, anche dal punto di vista della logicità, completezza e coerenza della relazione attestativa del professionista OCC, e la fattibilità del piano sottostante alla proposta di accordo; in particolare, quanto al primo profilo, si tratta di accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, la carenza di ragioni ostative all’omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative.


(Pronuncia resa in relazione a fattispecie in cui l’accordo di composizione della crisi prevedeva, rispetto alla procedura esecutiva in corso avente ad oggetto diversi lotti immobiliari, la vendita ad offerente predeterminato di soli due dei cinque immobili esecutati, e la prosecuzione dell’ esecuzione immobiliare per la vendita delle ulteriori unità; il debitore chiedeva la nomina di un liquidatore per subentrare in dette procedure e ricevere l’eventuale ricavato delle vendite all’asta, da mettere a disposizione, in via eventuale ed aggiuntiva, della esecuzione dell’accordo secondo l’ordine delle cause di prelazione. Il Tribunale, nel nominare il liquidatore ex art. 13 l. 3/2012, assegna a questi in via esclusiva il potere di vendere tutti i beni, escludendo ogni residuale potere del G.E. in riferimento all’esecuzione in corso, stabilendo il principio in massima). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 27 Giugno 2019.


Finalità della procedura di accordo di composizione della crisi – Principio della domanda e della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato – Limiti temporali di rilevanza dei crediti – Crediti sorti tra il deposito della domanda ed il provvedimento di ammissione della procedura

Accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi – Interpretazione per analogia legis dalla disciplina del concordato preventivo – Forme processuali, oneri della parti, e poteri del Giudice – Limiti del giudicato interno

Effetti sulla formazione dell’accordo dell’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima – Interpretazione per analogia iuris dal principio di buona fede contrattuale – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Assegnazione da parte del Giudice del termine per la modifica unilaterale dell’accordo

Accertamento dei crediti nell’ambito di giudizi esterni alla procedura di accordo di composizione della crisi – Mancata interruzione dei giudizi in corso – Promozione di nuove azioni successivamente al deposito della proposta od all’omologazione dell’accordo – Azioni ammissibili

Effetti sul prosieguo dell’esecuzione dell’accordo della decisione a cognizione piena del Giudice nell’ambito di giudizio esterno alla procedura che riconosca l’esistenza del credito in misura diversa rispetto a quella ammessa, oppure che riconosca l’esistenza di credito escluso dalla procedura – Sospensione dell’efficacia dell’accordo e ripresa delle azioni esecutive – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Novazione dell’accordo originario qualora non sia possibile la soddisfazione equivalente della massa creditoria

Esecuzione dei provvedimenti pronunciati dal Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi in pendenza dei termini di impugnazione – Impugnazione dei provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiate in sede di reclamo avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi – Carattere decisorio e definitivo dei provvedimenti – Ammissibilità del ricorso innanzi alla Corte di Cassazione

Natura giuridica sostanziale dell’organismo di gestione dell’accordo – Titolarità del diritto di gestione dei beni conferiti all’attivo della procedura – Posizione processuale dell’organismo di gestione dell’accordo – Facoltà di intervento nelle impugnazioni avverso i provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiale ad esito del reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo – Litisconsorzio necessario nelle azioni giudiziarie di condanna o accertamento del credito esterne alla procedura

Termine finale di durata dell’accordo di composizione della crisi – Effetti esdebitatori dell’esecuzione completa dell’accordo in conformità al suo contenuto – Risoluzione dell’accordo – Compimento del termine finale dell’accordo inadempiuto in assenza di risoluzione

Crediti derivanti da operazioni di finanziamento connesse a cessioni del quinto o deleghe di pagamento – Ammissibilità della falcidia – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria

Principio della par condicio creditorum e cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data di presentazione della domanda di accesso alla procedura – Esclusione di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi – Conseguenze rispetto ai crediti pregressi esigibili e non esigibili – Inopponibilità delle pregresse cessioni del quinto o deleghe di pagamento

Approvazione da parte della massa creditoria della proposta di accordo di composizione della crisi – Creditori esclusi dal voto – Posizione del gestore della crisi e del difensore del sovra-indebitato

Contestazioni dell’accordo da parte dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti – Ammissibilità delle contestazioni svolte in sede di dichiarazione di voto
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La domanda avanzata dal sovra-indebitato con il deposito della proposta di accordo consiste nella richiesta di composizione dell’esposizione debitoria sussistente alla data della domanda medesima. Il Giudice deve pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti della stessa, e quindi l’accertamento dell’esposizione debitoria del proponente è al contempo estesa e limitata a tutti i debiti sussistenti alla data del deposito della domanda.

La ratio della Legge 3/2012 quanto alla proposta di accordo di composizione della crisi è quella di permettere al soggetto che versi in una situazione di sovra-indebitamento ad una data determinata il superamento della stessa, tramite la conclusione di un accordo con i creditori in cui viene previsto il pagamento dilazionato o ridotto dei crediti e la successiva estinzione dell’intera esposizione debitoria sussistente alla data della proposta di accordo con il pagamento dei crediti in conformità al contenuto dell’accordo medesimo.

La procedura di accordo di composizione della crisi, e conseguentemente l’accertamento dell’esposizione debitoria del sovra-indebitato all’interno della procedura, hanno ad oggetto tutti i debiti del sovra-indebitato alla data di deposito della domanda, oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge dalla data della domanda sino alla data in cui la proposta prevede la soddisfazione del credito.

I soggetti titolari di crediti sorti tra la data della domanda e il provvedimento di ammissione della procedura costituiscono una categoria particolare di creditori i quali non sono vincolati dall’accordo e possono agire esecutivamente sui beni di cui all’attivo conferito per la soddisfazione dell’onere dell’accordo.

La disciplina relativa all’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi deve essere ricavata per analogia legis dalla normativa della procedura di concordato preventivo, e si compone di plurime fasi:
-I creditori tramite la dichiarazione di voto devono contestare l’importo del loro credito come espresso nella proposta, indicando e documentando l’importo specifico delle loro pretese creditorie.
-L’udienza di comparizione delle parti prevede i seguenti incombenti.
Il gestore della crisi deve illustrare il contenuto delle dichiarazioni di voto, nonché le percentuali di voti positivi e negativi secondo gli importi dei crediti indicati nella proposta e secondo gli importi dei crediti rettificati dai creditori votanti.
Qualora i voti favorevoli computati secondo gli importi della proposta originaria siano pari o superiori al 60%, con conseguente formazione della maggioranza di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, il Giudice dispone che il gestore della crisi invii alle parti (creditore e sovra-indebitato) la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della percentuale dei voti favorevoli necessaria per l’approvazione della proposta.
-Il gestore della crisi, successivamente alla data dell’udienza, invia alle parti la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento (o mancato raggiungimento) della percentuale di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, nella duplice ipotesi di ammissione dei crediti negli importi indicati dal debitore in sede di proposta oppure come rettificati dai creditori nelle dichiarazioni di voto.
-Le parti della procedura, entro dieci giorni dal ricevimento della relazione del gestore della crisi, possono sollevare contestazioni sull’importo dei crediti. Il soggetto sovra-indebitato può contestare anche tramite produzioni documentali le rettifiche dei crediti come indicate dai creditori all’atto dell’espressione del voto. I singoli creditori possono contestare anche tramite produzioni documentali gli importi dei crediti degli altri creditori come indicati nella proposta originaria dal debitore oppure come rettificati dagli altri creditori all’atto della loro dichiarazione di voto. Non sono ammesse rettifiche da parte dei creditori del loro credito ulteriori e diverse rispetto a quanto indicato e documentato in sede di dichiarazione di voto.
-Il gestore della crisi, decorsi dieci giorni dalla trasmissione della relazione alle parti, trasmette al Giudice la medesima relazione, le contestazioni provenienti dalle parti, e l’attestazione sulla fattibilità della proposta in base all’importo dei crediti indicati dal sovra-indebitato nella proposta originaria.
-Il Giudice assume la decisione sugli importi dei crediti ammessi.

Il riparto dell’onere probatorio prevede che il creditore debba dimostrare il maggiore importo del suo credito rispetto a quello indicato nella proposta del sovra-indebitato.
Il Giudice ha poteri istruttori d’ufficio nei limiti dei fatti allegati dalle parti e purché preesistano altri mezzi istruttori (o comunque richieste istruttorie) meritevoli dell’integrazione affidata alle prove ufficiose.

La cognizione del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi rispetto all’importo dei crediti da ammettere alla procedura ha natura sommaria.
La formazione del giudicato nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi (per l’ipotesi di definitività del decreto di omologazione) è limitata all’esistenza dell’accordo tra le parti, alla percentuale di soddisfazione dei creditori, al grado di prelazione dei crediti, al rispetto del limite minimo di Legge di soddisfazione dei crediti prelazionari in misura non inferiore a quella derivante dalla liquidazione dei beni gravati da prelazione. Il giudicato non si estende invece all’accertamento dell’importo dei crediti.

La disciplina relativa agli effetti sulla formazione dell’accordo tra il sovra-indebitato e la massa creditoria dell’accertamento dei crediti da parte del Giudice della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta, ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima, deve essere ricavata per analogia iuris dal principio generale dell’ordinamento giuridico costituito dalla buona fede contrattuale.

L’approvazione da parte della massa creditoria (tramite il voto favorevole del 60% dei crediti) della proposta di accordo proveniente dal soggetto in stato di sovra-indebitamento determina la formazione di un negozio giuridico bilaterale (tra il sovra-indebitato e la massa creditoria) sottoposto alla condicio juris rappresentata dal provvedimento di omologazione del Giudice. Il principio di buona fede contrattuale viene tipizzato dal legislatore anche come diritto del contraente di introdurre in via unilaterale modifiche vincolanti per le parti al contenuto del contratto funzionali alla tutela di un suo specifico interesse e non lesive degli interessi della controparte.

Il soggetto in stato di sovra-indebitamento, dopo che l’accordo sia stato concluso coi creditori ammessi per importi superiori od inferiori a quelli di cui alla proposta, ha il diritto di modificare l’accordo unilateralmente con effetti vincolanti anche per l’altra parte, ovvero la massa creditoria, prevedendo la soddisfazione dei creditori in misura equivalente a quella di cui all’accordo originario, tramite le integrazioni necessarie per il pagamento dei crediti secondo gli importi effettivamente corrispondenti alla percentuali di soddisfazione di cui all’accordo (per l’ipotesi di ammissione dei crediti in misura maggiore di quella indicata in proposta), o secondo i maggiori importi derivanti dalla normativa in punto di soddisfazione minima dei creditori prelazionari (per l’ipotesi di ammissione dei crediti concorrenti in misura minore di quella indicata in proposta), purché negli stessi termini temporali e qualitativi di cui all’accordo. Invece, in ipotesi di creditori completamente pretermessi nella proposta originaria, l’accordo deve essere modificato prevedendone il pagamento integrale entro un anno dall’omologazione poiché solo in questo caso i creditori pretermessi non avrebbero avuto diritto al voto.

Il Giudice, qualora l’accordo sia approvato dai creditori ammessi per importi diversi rispetto a quelli di cui alla proposta, assegna al soggetto in stato di sovra-indebitamento termine di quindici giorni per il deposito modifica dell’accordo di composizione della crisi unitamente a nuova attestazione di fattibilità da parte del gestore della crisi. L’accordo come modificato è sottoposto direttamente all’omologazione del Giudice ai fini del prosieguo della procedura.

In ragione della mancata formazione di giudicato interno alla procedura sull’accertamento dell’importo dei crediti, è ammissibile per le parti esperire al di fuori della procedura autonome azioni giudiziarie a cognizione piena per l’accertamento dell’importo dei crediti (per ipotesi maggiori o minori rispetto a quelli eventualmente già ammessi alla procedura).
Le azioni di cognizione ordinaria possono essere avviate in qualsiasi momento della procedura, oppure proseguono qualora avviate prima della procedura, considerato che non vi è alcuna norma che prevede l’interruzione del processo in ipotesi di ammissione del debitore alla procedura di accordo di composizione della crisi.

Le azioni giudiziarie ammissibili all’esterno della procedura sono le seguenti:
-il creditore può promuovere o proseguire azione di condanna riferita ad importo del proprio credito maggiore rispetto a quello ammesso;
-il debitore può promuovere o proseguire azione di accertamento riferita ad importo del credito inferiore rispetto a quello ammesso;
-il creditore può promuovere azione di accertamento riferita ad importo del credito di altro creditore inferiore o superiore rispetto a quello ammesso, esclusivamente quale presupposto del successivo ricorso per l’annullamento dell’accordo.

Il sopraggiungere della decisione a cognizione piena esterna alla procedura che riconosca il credito in misura maggiore di quella ammessa nell’accordo omologato comporta l’impossibilità temporanea della causa dell’accordo, accertabile dal Giudice della procedura con provvedimento dichiarativo, e determina la sospensione ex nunc degli effetti dell’accordo con conservazione di quelli già consolidatisi, ovvero la falcidia dei crediti e la sospensione del decorso degli interessi dalla data della domanda introduttiva della procedura.

La sospensione degli effetti dell’accordo consente a tutti i creditori estranei di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo.
La sospensione degli effetti dell’accordo consente ai creditori che hanno concluso l’accordo di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo nei limiti dell’importo risultante dalla falcidia operata in sede di omologazione, mentre nelle more della sospensione i creditori che hanno concluso l’accordo possono comunque depositare nelle procedure esecutive atto di intervento per l’intero importo del credito ivi compresa la parte oggetto di falcidia equiparandosi la loro posizione ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo.

Qualora sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere (oppure la soddisfazione integrale entro l’anno dall’omologazione del creditore pretermesso dall’accordo) si verifica quanto segue.
Il soggetto in stato di sovra-indebitamento ha il diritto di modificare unilateralmente il contratto, sottoponendo la modifica all’omologazione del Giudice.
L’omologazione della modifica contrattuale consente la conservazione degli effetti dell’accordo originario, salvo per quanto riguarda la modifica parziale del suo contenuto. Ne consegue un triplice ordine di conseguenze: i crediti posteriori alla data della domanda originaria introduttiva della procedura rimangono estranei all’accordo; le procedure esecutive promosse sui beni già oggetto dell’attivo conferito all’accordo si estinguono anche per quanto riguarda la posizione dei creditori sopravvenuti; non sono dovuti ai creditori di cui all’accordo gli interessi dalla data della domanda originaria, salve le ipotesi eccezionali previste dalla Legge.

Qualora non sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere si verifica quanto segue.
L’accordo deve essere sostituito con altro accordo ricorrendo all’istituto della novazione contrattuale.
La conclusione di nuovo accordo di composizione della crisi in sostituzione del precedente deve avvenire nelle medesime forme di cui all’originario vincolo contrattuale, e cioè per il tramite della procedura di accordo di composizione della crisi.
La novazione contrattuale comporta la conclusione di un nuovo vincolo contrattuale con estinzione ex nunc di quello precedente. Ne consegue che i crediti già ammessi all’accordo originario devono essere maggiorati degli interessi maturati tra la data della sospensione degli effetti del contratto e la data della domanda introduttiva della procedura in novazione. Ne consegue altresì che i creditori sopravvenuti alla data della domanda della procedura in novazione devono essere parte dell’accordo.

In ogni caso i creditori di cui all’accordo originario possono richiederne l’accertamento della risoluzione per impossibilità sopravvenuta con effetti estintivi ex tunc dell’accordo, qualora l’impossibilità della causa assuma carattere definitivo in ragione dell’esito negativo o del mancato esperimento delle procedure per la modifica unilaterale dell’accordo o la sua novazione.

I provvedimenti del Giudice della procedura di sovra-indebitamento sono esecutivi dalla data di conclusione del procedimento di reclamo, oppure dalla data in cui sono decorsi i termini per il reclamo senza la proposizione di alcuna impugnazione.

I provvedimenti pronunciati Tribunale in composizione collegiale, ad esito del reclamo promosso avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi, sono impugnabili con ricorso innanzi alla Corte di Cassazione in quanto dotati del requisito della decisorietà (poiché risolvono contrapposte pretese di diritto soggettivo), e del requisito della definitività (poiché revocabili nelle sole ipotesi tassative di Legge).

L’accordo tra debitore e massa creditoria, come omologato dal Giudice, diviene (ad esito dell’eventuale giudizio di reclamo, oppure al decorrere dei termini per il reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) atto costitutivo di ente di gestione dotato di propria soggettività giuridica e rappresentato dal gestore della crisi in nomina, o da altro gestore della crisi che gli succede nella nomina, con oggetto sociale la gestione del patrimonio conferito alla procedura in conformità al contenuto dell’accordo.

L’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi è titolare del diritto di amministrate i beni conferiti all’attivo dell’accordo (diritto reale connotato dai caratteri dell’immediatezza e dell’assolutezza), mentre il diritto di proprietà dei beni permane in capo al sovra-indebitato.

Non vi è litisconsorzio necessario o facoltativo dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi nell’ambito dei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione avverso i provvedimenti confermativi dell’omologazione emessi ad esito del procedimento di reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo (in particolare i procedimenti per la risoluzione o l’annullamento). E’ tuttavia ammissibile l’intervento volontario dell’ente di gestione.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa successivamente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa successivamente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo) vi è litisconsorzio necessario dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi (oltre che del sovra-indebitato personalmente), considerato che altrimenti le azioni di condanna od accertamento promosse dai creditori o dal sovra-indebitato risulterebbero inutiliter data poiché non potrebbero incidere in alcuno modo sull’esercizio del diritto di amministrazione da parte dell’ente di gestione in conformità al contenuto dell’accordo.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa anteriormente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa anteriormente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo), l’omologazione confermata in sede di reclamo (oppure al compimento dei termini del reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) è equiparabile ad una cessione parziale del diritto controverso, in quanto una facoltà connessa alla titolarità del patrimonio (appunto l’amministrazione dei beni per la soddisfazione dei creditori) viene acquisita dall’ente di gestione costituitosi per effetto dell’omologazione dell’accordo di composizione della crisi. Ne consegue la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ferma la facoltà di intervento dell’ente di gestione, escludendosi in ogni caso la possibilità di estromissione del sovra-indebitato in ragione della natura solo parziale della cessione.

Ogni accordo di composizione della crisi ha un termine finale pari ad un anno oltre la durata dei pagamenti prevista dall’accordo, conformemente ai limiti della sua coercibilità giuridica.

L’esecuzione completa dell’accordo secondo il contenuto dello stesso entro il termine finale (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura) determina l’estinzione dell’esposizione debitoria del soggetto sovra-indebitato alla data del deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi.

La risoluzione dell’accordo di composizione della crisi prima del termine finale, per l’ipotesi di inadempimento del soggetto sovra-indebitato, a seguito di pronuncia di natura costitutiva del Giudice, determina l’estinzione retroattiva dell’accordo medesimo, e quindi la reviviscenza dell’esposizione debitoria alla data della domanda senza più alcuna falcidia e con il decorso da quella data degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge (al netto solo degli eventuali pagamenti effettuati nel corso dell’accordo prima della sua risoluzione).

Il compimento del termine finale del contratto non eseguito correttamente (anzi inadempiuto dal soggetto sovra-indebitato) ma non oggetto di risoluzione determina la cessazione ex nunc degli effetti del contratto (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura). Ne deriva la conservazione anche per il futuro delle situazioni giuridiche soggettive già consolidatisi definitivamente alla data del termine. In particolare, permane la falcidia dei crediti prevista dall’accordo ed il decorso degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge riprende alla data del termine finale dell’accordo medesimo.

Il credito dell’ente creditizio derivante da operazione di finanziamento connessa a cessione del quinto (o delega di pagamento) è falcidiabile nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi considerato che non vi è alcuna norma che ne impone il pagamento integrale in sede di accordo oppure nell’alternativa procedura di liquidazione del patrimonio.

Le procedure concorsuali sono caratterizzate dal principio della par condicio creditorum, inteso come parità di trattamento di tutti i creditori, i quali non possono ricevere pagamenti particolari al di fuori delle forme contestuali e concorsuali previste dalla procedura, verificandosi pertanto la cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data del deposito della proposta di accordo di composizione della crisi.
Ne deriva la sospensione ex lege di tutti i pagamenti dei crediti pregressi dalla data della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi, ivi comprese le cessioni del quinto o deleghe di pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti pregressi già esigibili, dopo il deposito della domanda non sono applicabili a carico del debitore interessi diversi da quelli previsti dalla normativa sul sovra-indebitamento, oppure altro tipo di rimedi civilistici (ad esempio la risoluzione contrattuale e connesso risarcimento del danno) o sanzioni amministrative (in specie per il mancato pagamento dei debiti tributari) fondate in tutto od in parte sul mancato pagamento successivo al deposito della domanda.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti con titolo pregresso non ancora esigibili, dopo il deposito della domanda essi non divengono esigibili e non possono essere promosse procedure esecutive per ottenerne il pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti prevista dalla Legge, in ipotesi di prestazioni periodiche successive identiche a quelle precedenti la domanda, il regolare pagamento delle prestazioni successive non legittima l’interruzione delle stesse fondato sul protratto mancato pagamento delle prestazioni pregresse successivo al deposito della domanda (così ad esempio per la somministrazione di gas ed energia elettrica, od i canoni locatizi).

Qualora la domanda venga dichiarata inammissibile, oppure non si formi l’accordo tra le parti nella procedura di accordo di composizione della crisi, oppure non venga omologato l’accordo di composizione della crisi (anche con provvedimento ancora soggetto a ricorso innanzi alla Corte di Cassazione), gli effetti connessi alla sospensione cessano ex nunc dalla data del provvedimento (così ad esempio, si ha l’esigibilità posticipata, per il periodo di sospensione, del pagamento dei crediti pregressi che non erano ancora esigibili alla data della domanda).

Qualora venga omologato l’accordo di composizione della crisi le forme di pagamento pattuite tra le parti (in particolare la cessione del quinto o delega di pagamento) cessano i propri effetti, e si assiste alla novazione ex art. 1230 cc delle forme di pagamento pattuite tra le parti, sostituendosi al contenuto dell’accordo pregresso quello dell’accordo di composizione della crisi.

La normativa in punto di approvazione della proposta di accordo di composizione della crisi esclude espressamente dal diritto di voto e dal computo della maggioranza tre categorie di creditori: i creditori che per ragioni economiche (mancanza di pregiudizi rispetto alla soddisfazione del credito) sono considerati privi di un grado di interesse oggettivamente giustificabile alla mancata approvazione della proposta; i creditori che per ragioni extra-economiche emergenti da rapporti personali con il debitore potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica; i creditori che per ragioni extra-economiche supposte in ragione delle modalità temporali di acquisto del credito potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica.

La ratio della normativa è quella di tutelare la corretta formazione della volontà contrattuale della massa creditoria, e consente di interpretarla per analogia legis anche rispetto alle posizioni del gestore della crisi e del difensore del soggetto in stato di sovra-indebitamento, da considerare tamquam non essent ai fini dell’approvazione dell’accordo, rilevato che gli stessi hanno partecipato alla predisposizione della proposta e quindi alla definizione delle modalità di pagamento del loro credito.

Le contestazioni dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti possono essere formulate anche in sede di dichiarazione di voto considerato che il termine di dieci giorni dalla comunicazione della relazione del gestore della crisi successivamente all’udienza di comparizione delle parti entro il quale possono essere formulate eventuali contestazioni costituisce termine finale perentorio e non ha invece connotazione dilatoria nel senso che eventuali contestazioni non potrebbero essere svolte prima della comunicazione della relazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 28 Febbraio 2019.


Compenso del delegato alla vendita in esecuzione immobiliare in corso - Sospensione per apertura procedura da sovraindebitamento - Competenza alla liquidazione del compenso del delegato - Assoggettamento del suo credito alle regole del concorso formale delle procedure concorsuali - Competenza del giudice delegato alla procedura ex lege n. 3/2012

Credito prededucibile in procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento - Concorso con credito garantito da pegno o ipoteca - Espressa previsione artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, L. n. 3/2012 - Natura poziore dei crediti assistiti da garanzia reale - Necessità di vagliare in sede di procedura concorsuale se il credito prededucibile possa essere soddisfatto - Sussiste
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Se nel corso di una procedura per espropriazione immobiliare singolare viene aperta una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, il compenso del delegato alla vendita (così come quello del custode, dello stimatore, etc.) che non fosse ancora stato liquidato dal giudice dell’esecuzione, deve essere sottoposto alla verifica caratteristica della procedura concorsuale, la natura prededucibile del credito non escludendo la sua soggezione alle regole del concorso formale. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)

Nelle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento, il trattamento dei crediti prededucibili, per espressa previsione degli artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, legge n. 3/2012 (rispettivamente, per il procedimento di liquidazione del patrimonio e per quelli di accordo di ristrutturazione e di piano del consumatore) è derogatorio rispetto alla regola generale contenuta nell’art. 2777 c.c., attribuendosi natura poziore ai crediti ipotecari e pignoratizi rispetto ai crediti prededucibili. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 21 Agosto 2018.


Crisi da sovraindebitamento - Deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione - Fissazione di un termine - Necessità.
Al fine di fare in modo che il piano o la proposta consenta in primo luogo la soddisfazione dei crediti sorti in occasione o in funzione del procedimento ed il procrastinarsi sine die della procedura, è necessario fissare un termine per il deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 25 Marzo 2017.


Piano del consumatore - Liquidazione anteriore alla omologazione - Legittimità - Condizioni.
Non osta alla omologazione del piano del consumatore di cui all'articolo 12 bis della legge 27 gennaio 2012, n. 3 la circostanza che l'unico bene venga venduto prima dell'omologa, del formale inizio della fase esecutiva, se la vendita abbia avuto luogo nei termini temporali ed economici indicati della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 16 Settembre 2014.


Sovraindebitamento – Procedura di composizione della crisi – Domanda – Ammissibilità – Presupposti – Assistenza tecnica – Necessità – Organismo di composizione della crisi – Caratteristiche – Competenza.
Nel procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento è necessaria l'assistenza tecnica del debitore poichè: 1) la proposta è una domanda giudiziale con il fine di comporre una crisi finanziaria, e si è in presenza di interessi contrapposti; 2) il ricorso è introduttivo di una procedura; 3) la procedura si svolge davanti ad un tribunale; 4) la procedura presenta fasi potenzialmente contenziose. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento l’assistenza di un legale che assista il debitore può non essere necessaria se nell’O.C.C. che concretamente presenta la domanda  vi sia anche un legale che se ne faccia carico, curando tutti gli aspetti tecnici della stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nella procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento nulla vieta al debitore di avvalersi per la redazione del piano di un soggetto di sua fiducia ma è l’O.C.C. che, in ogni caso, deve fare proprio, se condiviso, il piano redatto dal professionista privato, verificandone sia la veridicità che la fattibilità a norma di legge (art. 15, co. 6, l. n. 3/2012), e così rendendosi fidefacente nei confronti del tribunale e dei creditori, conformemente alle sue funzioni pubblicistiche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La competenza dell’O.C.C. deve essere individuata secondo la competenza del Tribunale, ai sensi degli artt. 7, co. 1, e 9, co. 1, l. n. 3/2012, cioè in base alla residenza del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La sede dell’organismo di composizione della crisi, come quella del debitore, deve essere quella (l’unica) principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale, laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, hanno inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario di tribunale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 29 Aprile 2014.