TITOLO II
DICHIARAZIONE DELLO STATO DI INSOLVENZA
CAPO I
PROCEDIMENTO

Art. 9

Opposizione alla dichiarazione dello stato di insolvenza.
TESTO A FRONTE

1. Contro la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza può essere proposta opposizione da qualunque interessato, davanti al tribunale che l'ha pronunciata, nel termine di trenta giorni. Il termine decorre per l'imprenditore dalla data della comunicazione e, per ogni altro interessato, dalla data dell'affissione.

2. L'opposizione è proposta con atto di citazione notificato al commissario giudiziale e a chi ha richiesto la dichiarazione dell'insolvenza, nonché all'imprenditore dichiarato insolvente, se l'opponente è soggetto diverso da quest'ultimo.

3. L'opposizione non sospende l'esecuzione della sentenza.


GIURISPRUDENZA

Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Decreto di inammissibilità della domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza - Reclamo alla corte d'appello - Ammissibilità - Requisito dimensionale - Accertamento in ordine alla singola impresa pur inserita in un "gruppo" - Necessità.
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In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, deve ritenersi reclamabile avanti alla corte di appello il decreto con cui sia ritenuta inammissibile, per difetto dei requisiti indicati dall’art. 2, lettere a) e b), del d. lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza senza la contestuale dichiarazione di fallimento della stessa impresa, riconoscendo la legittimazione a proporlo a quest’ultima, e precisando, altresì, che il requisito dimensionale indicato nell’art. 2, lettera a), del citato decreto va accertato con riferimento alla singola impresa richiedente e non con riguardo al gruppo del quale essa eventualmente faccia parte, escludendosi, inoltre, dal computo dei dipendenti occupati nell’ultimo anno quelli che lavorano nelle aziende cedute in affitto a terzi. Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2013, n. 6648.


Tributi (in generale) - Accertamento tributario - Avviso di accertamento - Notifica - Notifica a persona giuridica sottoposta ad amministrazione straordinaria - Art. 145 cod. proc. civ., nel testo vigente "ratione temporis" - Applicazione - Notifica direttamente al commissario straordinario - Validità - Fondamento..
La notifica degli atti di imposizione (nella specie, avvisi di rettifica dell'IVA), è validamente eseguita, nel caso di persona giuridica sottoposta ad amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, anche ai sensi dell'art. 145 cod. proc. civ. nel testo vigente prima della modifica introdotta dall'art. 2, comma primo, lett. c), nn. 1, 2 e 3, del d.l. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito con modificazioni nella legge 23 febbraio 2006, n. 51, presso il domicilio del commissario straordinario, anziché presso la sede della società, poiché, dalla data del provvedimento ministeriale di nomina, il commissario si sostituisce agli organi di amministrazione, diventando l'esclusivo responsabile della procedura, e in capo ad esso si radicano la legittimazione processuale attiva e passiva nonché la rappresentanza legale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 Marzo 2012, n. 4955.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere -Regolamento di competenza - Legittimazione - Limiti - Dichiarazione di insolvenza - Legittimazione propria del socio di una società di capitali ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria in base a delibera assembleare favorevole - Configurabilità - Esclusione - Fondamento..
Il socio di una società di capitali ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, nei confronti della quale sia stato dichiarato lo stato d'insolvenza, non è legittimato a proporre regolamento di competenza avverso la decisione adottata, posto che il regolamento di competenza può essere proposto dagli stessi soggetti legittimati ad opporsi alla dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 18 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 e ai sensi dell'art. 9 del d.lgs 8 luglio 1999, n. 270, che da tale novero è escluso colui che abbia chiesto il proprio fallimento (ed egualmente colui che ha chiesto l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria). In tal caso, infatti, il socio - pur potendo ricoprire la posizione di creditore verso la stessa società - non può essere considerato portatore di un autonomo interesse, poiché la delibera assembleare che esprimeva la volontà societaria di chiedere l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria ha efficacia vincolante per tutti i soci, a meno che lo stesso abbia proposto opposizione avverso tale delibera, manifestando in tal modo il proprio dissenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2006, n. 19923.