TITOLO III
AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
CAPO I
APERTURA DELLA PROCEDURA

Art. 35

Conversione del fallimento a seguito di accoglimento dell'opposizione.
TESTO A FRONTE

1. L'accertamento del possesso, da parte dell'impresa fallita, dei requisiti indicati dall'articolo 2 non comporta la revoca della sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata in base alle disposizioni della legge fallimentare.

2. Quando è passata in giudicato la sentenza che accoglie per tale motivo l'opposizione prevista dall'articolo 18 della legge fallimentare, il tribunale che ha dichiarato il fallimento, ove non sia esaurita la liquidazione dell'attivo, invita con decreto il curatore a depositare in cancelleria ed a trasmettere al Ministro dell'industria entro trenta giorni una relazione contenente una valutazione motivata circa l'esistenza delle condizioni previste dall'articolo 27 ai fini dell'ammissione dell'impresa fallita alla procedura di amministrazione straordinaria.

3. Il tribunale, entro trenta giorni dal deposito della relazione, con decreto motivato dispone la conversione del fallimento in amministrazione straordinaria, ovvero dichiara che non sussistono le condizioni per farvi luogo.

4. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 28, commi 4 e 5, 29, 30, comma 2, e 33, sostituito al commissario giudiziale il curatore.


GIURISPRUDENZA

Comunità europea - Comunità economica europea - Istituzioni - Commissione - Atti - "Raccomandazioni" della Commissione europea - Efficacia nell'ordinamento nazionale - Efficacia vincolante - Esclusione - Contrasto della norma interna con la "raccomandazione" - Dovere del giudice nazionale di disapplicare la norma - Esclusione - Fattispecie in materia di requisiti dimensionali per l'assoggettamento delle imprese ad amministrazione straordinaria.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Assoggettamento dell'impresa ad amministrazione straordinaria ex legge n. 270 del 1990 - Requisiti dimensionali - Numero dei dipendenti - Computo dei lavoratori a tempo parziale - Criteri - Disciplina ex art. 6, D.Lgs. n. 61 del 2000 - Modifiche ex art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001 - Norma interpretativa - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Dichiarazione di fallimento - Domanda di conversione in amministrazione straordinaria - Forme e termini - Proposizione dell'opposizione alla sentenza di fallimento ex art. 18, legge fall. - Necessità.
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Le "raccomandazioni" emanate dalla Commissione europea costituiscono atti comunitari tipici, non obbligatori, preordinati allo scopo di assicurare il funzionamento e lo sviluppo della Comunità europea, mediante la prospettazione della soluzione che appare preferibile adottare nell'ottica comunitaria e, conseguentemente, essendo privi di carattere vincolante nei confronti del legislatore nazionale, il giudice ordinario non è tenuto a disapplicare la norma statale che, eventualmente, si ponga in contrasto con esse. (In applicazione del succitato principio di diritto, la S.C. ha escluso il potere - dovere di disapplicazione dell'art. 2, D.Lgs. n. 270 del 1999 che, nello stabilire i requisiti dimensionali necessari per l'assoggettamento dell'impresa in crisi all'amministrazione straordinaria, prevede che l'impresa debba avere un numero di dipendenti inferiore a quello stabilito da una raccomandazione della Commissione europea). (massima ufficiale)

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, ai sensi del D.Lgs. n. 270 del 1999, il requisito dimensionale, in riferimento al numero dei lavoratori subordinati, va determinato, ex art. 6, D.Lgs. n. 61 del 2000, nel testo anteriore alla modifica introdotta dall'art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001, computando i lavoratori a tempo parziale nel numero complessivo dei dipendenti in proporzione all'orario svolto riferito alle ore lavorative ordinarie effettuate in azienda con arrotondamento all'unità della frazione di orario superiore alla metà di quello normale e, quindi, calcolando il lavoratore a tempo parziale come una unità, qualora l'orario di lavoro sia superiore alla metà di quello osservato dal lavoratore a tempo pieno, risultando questa interpretazione conforme alla direttiva 97/81/CE e dovendo altresì ritenersi che l'art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001 - in virtù del quale i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all'orario svolto e l'arrotondamento del tempo parziale opera per le frazioni di orario eccedenti la somma degli orari individuati a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno - non ha natura interpretativa e, conseguentemente, non è applicabile alle fattispecie perfezionatesi anteriormente alla sua entrata in vigore. (massima ufficiale)

Nel caso di assoggettamento dell'impresa al fallimento, la conversione del fallimento in amministrazione straordinaria ai sensi dell'art. 35, legge n. 270 del 1999, diversamente da quanto previsto in precedenza dalla legge n, 95 del 1979, può essere richiesta esclusivamente mediante l'opposizione alla sentenza di fallimento ex art. 18, legge fall., che deve essere, quindi, proposta entro il termine di quindi giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza di fallimento. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2003, n. 18620.