TITOLO II
DICHIARAZIONE DELLO STATO DI INSOLVENZA
CAPO I
PROCEDIMENTO

Art. 3

Accertamento dello stato di insolvenza.
TESTO A FRONTE

1. Se un'impresa avente i requisiti previsti dall'articolo 2 si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo in cui essa ha la sede principale, su ricorso dell'imprenditore, di uno o più creditori, del pubblico ministero, ovvero d'ufficio, dichiara tale stato con sentenza in camera di consiglio.

2. Il tribunale provvede a norma del comma 1 anche quando, in base alle disposizioni contenute nei titoli III e IV del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 ("legge fallimentare"), si dovrebbe far luogo alla dichiarazione di fallimento di un'impresa ammessa alla procedura di concordato preventivo o di amministrazione controllata.


GIURISPRUDENZA

Impugnazione sentenza dichiarativa di fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Poteri del collegio – Verifica d’ufficio ex art. 3 d. lgs. n. 270/99 dei requisiti dimensionali ex art. 2 d. lgs. n. 270/99..
Alla corte d’appello investita del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento con il quale sia dedotto che il debitore doveva essere ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non è demandato di effettuare alcuna valutazione in ordine alla maggiore o minore idoneità di questa procedura a soddisfare i plurimi, multiformi ed in taluni casi confliggenti interessi coinvolti nell’insolvenza, ma solo di accertare se il debitore aveva o meno, al momento della dichiarazione del suo fallimento, i requisiti soggettivi per la sua sottoposizione alla procedura di amministrazione straordinaria previsti dall’art. 2 del d.lgs. n. 270 del 1999. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 18 Luglio 2013.


Amministrazione straordinaria - Ammissione - Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico - Sindacato del giudice ordinario - Limiti..
L'atto di ammissione di un’impresa alla procedura di amministrazione straordinaria è assunto con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, la cui legittimità non è sindacabile dal giudice ordinario, a meno che l'atto in questione sia stato emesso dal Ministro in carenza assoluta di potere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Maggio 2013.


Procedure concorsuali - Assoggettabilità di un ente ecclesiastico - Svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano..
Ciò che rileva allo scopo di ritenere l'assoggettabilità di un ente ecclesiastico ad una procedura concorsuale disciplinata dalla legge italiana è il reale ed effettivo svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano e, dunque, l'instaurazione di rapporti a contenuto patrimoniale con altri soggetti la cui disciplina è regolata dal diritto italiano, posto che ogni debitore che svolge attività imprenditoriale sul territorio italiano è soggetto all'accertamento dello stato di insolvenza, salvo che sussistano specifiche ipotesi di immunità dalla giurisdizione italiana. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Maggio 2013.


Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Decreto di inammissibilità della domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza - Reclamo alla corte d'appello - Ammissibilità - Requisito dimensionale - Accertamento in ordine alla singola impresa pur inserita in un "gruppo" - Necessità.
.
In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, deve ritenersi reclamabile avanti alla corte di appello il decreto con cui sia ritenuta inammissibile, per difetto dei requisiti indicati dall’art. 2, lettere a) e b), del d. lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza senza la contestuale dichiarazione di fallimento della stessa impresa, riconoscendo la legittimazione a proporlo a quest’ultima, e precisando, altresì, che il requisito dimensionale indicato nell’art. 2, lettera a), del citato decreto va accertato con riferimento alla singola impresa richiedente e non con riguardo al gruppo del quale essa eventualmente faccia parte, escludendosi, inoltre, dal computo dei dipendenti occupati nell’ultimo anno quelli che lavorano nelle aziende cedute in affitto a terzi. Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2013, n. 6648.


Amministrazione straordinaria - Dichiarazione di insolvenza - Società ammessa al concordato preventivo - Ammissibilità - Accertamento di atti di frode ex articolo 173 legge fallimentare - Funzione sanzionatoria della dichiarazione di fallimento - Esclusione..
Premesso che, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo n. 270 del 1999, è possibile pronunciare la dichiarazione dello stato di insolvenza ai fini dell'amministrazione straordinaria di una società già ammesso al concordato preventivo, occorre precisare che non è comunque possibile attribuire funzione sanzionatoria alla dichiarazione di fallimento che faccia seguito all'accertamento di atti di frode ex articolo 173, legge fallimentare. Detta funzione sanzionatoria è, infatti, da escludere in primo luogo perché la decisione relativa all'amministrazione straordinaria riguarda interessi pubblici diversi ed ulteriori rispetto a quelli facenti capo alla società debitrice e, in secondo luogo, perché, in base alla nuova disciplina della legge fallimentare, la dichiarazione di fallimento non è conseguenza automatica e necessaria della revoca del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Amministrazione straordinaria - Alternativa alla procedura di fallimento - Beneficio dell'imprenditore che abbia compiuto atti di frode - Esclusione..
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale l'ammissione della società alla procedura di amministrazione straordinaria piuttosto che a quella di fallimento si possa concretizzare in un beneficio per il debitore che si sia reso colpevole di condotte illecite, posto che le disposizioni penali della legge fallimentare sono applicabili anche in seguito alla dichiarazione di insolvenza di cui agli articoli 3 e 82 del decreto legislativo n. 270 del 1999. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Amministrazione controllata - In genere - Competenza ad accertare lo stato d'insolvenza - Criteri - Connessione con altre procedure relative a società facenti parte di un gruppo - Irrilevanza..
La competenza ad accertare lo stato d'insolvenza di una grande impresa commerciale appartiene al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la sede principale, senza che a tale criterio possa derogarsi per ragione di connessione con altre procedure relative a società diverse facenti parte di un gruppo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Agosto 2011, n. 17907.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza ex art. 3 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Decreto di fallimento - Riesame della questione di competenza territoriale - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza ex art. 3 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Decreto di fallimento - Riesame della questione di competenza territoriale - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie.
.
Il tribunale fallimentare, dichiarato con sentenza lo stato di insolvenza di una società, secondo la disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese, ex art. 3 del d.lgs. 8 luglio 1992, n. 270, e adottato il decreto di fallimento, ai sensi dell'art. 30 del predetto d.lgs., non può più riesaminare la questione della competenza territoriale, costituendo il decreto suddetto il momento conclusivo di una fase interna della procedura iniziatasi con la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. (Affermando detto principio, la S.C. ha cassato senza rinvio l'ordinanza con cui il tribunale, che aveva dichiarato l'insolvenza, posteriormente aveva rimesso gli atti ad altro tribunale, ritenendosi incompetente ex art. 9 legge fall., mentre a sua volta il secondo tribunale richiedeva il regolamento di competenza d'ufficio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Agosto 2011, n. 17471.


Fallimento – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Requisito oggettivo – Coincidenza con il requisito previsto dall’art. 5 l.f.. (31/08/2010).
Il requisito oggettivo richiesto dalla l. n. 270/1999, ai fini della dichiarazione dello stato di insolvenza, consiste nella “insolvenza classica” di cui all’art. 5 LF, ulteriormente “colorata” dalla necessità che vi sia un particolare rapporto fra l’indebitamento e l’attivo patrimoniale o il fatturato dell’impresa, evidenziato dall’art. 2 della stessa legge. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Provvedimenti cautelari ex art. 15 l.f. – Dichiarazione di stato di insolvenza – Estinzione per assorbimento nella sentenza. (31/08/2010).
Il provvedimento cautelare pronunciato ex art. 15 l.f. nelle more del giudizio per la dichiarazione di stato di insolvenza, avente ad oggetto l’affitto d’azienda, deve considerarsi estinto  con la sentenza che dichiara lo stato di insolvenza a norma della legge 270/1999, in quanto naturalmente  assorbito dalla nomina del commissario giudiziale cui va affidata, in via esclusiva, la gestione dell’azienda. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Aprile 2010, n. 0.


Amministrazione straordinaria – Applicazione delle norme del fallimento – Richiamo espresso – Necessità – Competenza per territorio – Trasferimenti di sede avvenuti nell’anno anteriore – Applicazione dell’art. 9 bis legge fall. – Esclusione..
Le norme che disciplinano la procedura fallimentare non possono essere applicate alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al D.Lgs 270/99 ("Prodi bis"), se non espressamente richiamate. Il fallimento e l'amministrazione straordinaria "Prodi bis" sono infatti procedure concorsuali connotate da finalità ed esigenze proprie, hanno una diversa disciplina speciale, sicchè - al di fuori dei richiami espressi (ed eventualmente di lacune normative) - nulla giustifica un'applicazione analogica della normativa dell'una all'altra procedura. Va pertanto ritenuta l'inapplicabilità alla procedura di cui al D.Lgs 270/99 ("Prodi bis") dell'art. 9 legge fall. il quale, pur ponendo al primo comma la regola generale (comune alla "Prodi bis") della competenza per territorio del Tribunale ove si trova la sede "principale" della società insolvente, in via di eccezione, dispone che i trasferimenti avvenuti nell'anno anteriore sono irrilevanti ai fini della competenza territoriale, in quanto ritenuti, con presunzione legale, fittizi. (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009, n. 0.


Amministrazione straordinaria – Apertura d’ufficio della procedura – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza..
Deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma di cui all'art. 3 D.Lgs 270/99 che consente (diversamente dall'attuale disciplina del fallimento) l'apertura d'ufficio della procedura di amministrazione straordinaria, per violazione dell' art. 3 della Costituzione. L'impronta prettamente pubblicistica della normativa dettata per le imprese di particolari dimensioni, e quindi le peculiarità della stessa, portano infatti ad escludere che possa configurarsi un'ingiustificata disparità di trattamento processuale tra situazioni che tra loro non sono per nulla "analoghe". (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009.


Amministrazione straordinaria – Apertura d’ufficio della procedura di estensione del fallimento alla controllante – Violazione dei principi di terzietà ed imparzialità del giudice – Esclusione – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza..
Deve ritenersi manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità della norma di cui all'art.3 D.Lgs 270/99 che consente (diversamente dall'attuale disciplina del fallimento) l'apertura d'ufficio della procedura di amministrazione straordinaria, per asserita violazione dell'art. 111 Cost., ossia per violazione dei principi di "terzietà" e imparzialità del giudice, qualora non vi sia stata un'apertura officiosa della procedura di amministrazione straordinaria ex art. 3 D.lgs 270/99, sulla base di una "notizia decoctionis" comunque acquisita, ma l'apertura della procedura c.d. "madre", nel cui ambito si inserisce l'estensione, sia avvenuta su ricorso di altra società del gruppo, ed il Tribunale, investito della prima procedura, si sia limitato ad instaurare d'ufficio la procedura di "estensione" alla controllante, alla luce delle risultanze della relazione del Commissario Giudiziale, così utilizzando uno strumento previsto dalla legge in funzione del perseguimento dell'interesse della procedura "madre". (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Conflitto (regolamento d'ufficio) - Dichiarazione dello stato di insolvenza di società in vista dell'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria - Successiva istanza di fallimento proposta davanti a diverso tribunale - Conflitto positivo di competenza - Ammissibilità - Fondamento. .
È ammissibile il regolamento di ufficio di competenza richiesto dal tribunale investito di istanza di fallimento nei confronti di società già dichiarata insolvente - in vista dell'eventuale ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria - con sentenza di altro tribunale, atteso che, per un verso, il conflitto positivo di competenza può essere denunciato anche qualora pendano, davanti a giudici diversi, procedure concorsuali di diverso tipo (stante l'interesse dei creditori alla concentrazione delle procedure ed alla luce dei peculiari principi ispiratori della normativa fallimentare, in particolare del fondamentale principio della unitarietà della procedura concorsuale), e che, per altro verso, il conflitto positivo può rivestire carattere non solo reale ma anche virtuale, mentre non è di ostacolo alla proponibilità del regolamento la circostanza che sia già stata pronunciata sentenza dichiarativa del fallimento - ovvero sentenza di carattere corrispondente, nell'ambito dei diversi tipi di procedure concorsuali, come quella dichiarativa dello stato di insolvenza - passata in giudicato, la quale è destinata ad essere cassata senza rinvio ove la S.C. accerti, in sede di regolamento, che è stata emessa da giudice incompetente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2005, n. 19198.