TITOLO III
AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
CAPO I
APERTURA DELLA PROCEDURA

Art. 27

Condizioni per l'ammissione alla procedura.
TESTO A FRONTE

1. Le imprese dichiarate insolventi a norma dell'articolo 3 sono ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria qualora presentino concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali.

2. Tale risultato deve potersi realizzare, in via alternativa:

a) tramite la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno ("programma di cessione dei complessi aziendali") (1) ;

b) tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni ("programma di ristrutturazione") (2).

b-bis) per le societa' operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali anche tramite la cessione di complessi di beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno ("programma di cessione dei complessi di beni e contratti") (3).

(1) In deroga alla presente lettera vedi gli articoli 4 e 4-bis del D.L. 23 dicembre 2003, n. 347.
(2) Vedi , anche, il D.L. 23 dicembre 2003, n. 347, convertito in legge 18 febbraio 2004, n. 39.
(3) Lettera inserita dall'articolo 1, comma 1-bis), del D.L. 28 agosto 2008, n. 134, come modificato dalla legge 27 ottobre 2008, n. 166, in sede di conversione.



(1) In deroga alla presente lettera vedi gli articoli 4 e 4-bis del D.L. 23 dicembre 2003, n. 347.
(2) Vedi , anche, il D.L. 23 dicembre 2003, n. 347, convertito in legge 18 febbraio 2004, n. 39.
(3) Lettera inserita dall'articolo 1, comma 1-bis), del D.L. 28 agosto 2008, n. 134, come modificato dalla legge 27 ottobre 2008, n. 166, in sede di conversione.

GIURISPRUDENZA

Amministrazione straordinaria - Procedimento - Principio dispositivo - Esclusione..
La valutazione relativa all'ammissione o meno di una società alla procedura di amministrazione straordinaria non è ispirata al principio dispositivo di parte bensì ad interessi di ordine generale e di rilevanza pubblicistica, i quali consentono di travalicare lo specifico interesse della società debitrice e dei suoi creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Amministrazione straordinaria - Dichiarazione di insolvenza - Società ammessa al concordato preventivo - Ammissibilità - Accertamento di atti di frode ex articolo 173 legge fallimentare - Funzione sanzionatoria della dichiarazione di fallimento - Esclusione..
Premesso che, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo n. 270 del 1999, è possibile pronunciare la dichiarazione dello stato di insolvenza ai fini dell'amministrazione straordinaria di una società già ammesso al concordato preventivo, occorre precisare che non è comunque possibile attribuire funzione sanzionatoria alla dichiarazione di fallimento che faccia seguito all'accertamento di atti di frode ex articolo 173, legge fallimentare. Detta funzione sanzionatoria è, infatti, da escludere in primo luogo perché la decisione relativa all'amministrazione straordinaria riguarda interessi pubblici diversi ed ulteriori rispetto a quelli facenti capo alla società debitrice e, in secondo luogo, perché, in base alla nuova disciplina della legge fallimentare, la dichiarazione di fallimento non è conseguenza automatica e necessaria della revoca del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Amministrazione straordinaria e procedura di fallimento - Opzione - Necessaria sussistenza di prospettive di riequilibrio economico - Periodo obbligatorio di osservazione..
L'opzione fra la procedura di amministrazione straordinaria e quella di fallimento assume rilievo determinante, in quanto soltanto la comprovata sussistenza di concrete prospettive di riequilibrio economico mediante cessione dei complessi aziendali o la ristrutturazione preordinata al risanamento giustifica, nell'ottica del legislatore, la preferenza per la procedura conservativa dell'amministrazione straordinaria rispetto a quella di fallimento. Proprio in considerazione dell'importanza della scelta tra le due procedure, il legislatore ha voluto che il tribunale operasse detta scelta soltanto dopo essere entrato in possesso del patrimonio conoscitivo risultante dal compimento della fase obbligatoria di studio e di verifica della concreta situazione aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Amministrazione straordinaria - Estensione della procedura alle altre società del gruppo in assenza dei requisiti dimensionali - Fase preliminare di osservazione e di accertamento dei presupposti - Necessità..
La fase preliminare di osservazione necessaria all'accertamento dei presupposti per l'avvio della amministrazione straordinaria costituisce un passo obbligatorio anche qualora si tratti di valutare l'estensione di detta procedura alle altre società del gruppo in tutti quei casi in cui, dopo che sia stata aperta l'amministrazione straordinaria di una società in possesso dei requisiti dimensionali di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 270 del 1999, si tratti di valutare l'estensione del procedimento alle imprese del gruppo anche in carenza dei richiamati requisiti dimensionali. L'estensione della procedura madre alle imprese del gruppo non è tuttavia automatica poiché, una volta accertato il rapporto di controllo e di collegamento con la società già ammessa alla procedura (articolo 80 TUB), è necessario appurare che tale estensione si giustifichi in ragione di concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali (articolo 81 TUB). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Programma di cessione dei complessi aziendali ex artt. 62 e 63 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Regolamentazione delle attività preparatorie ed autorizzatorie - Derogabilità da parte del commissario straordinario e del Ministro - Esclusione - Fondamento - Norme imperative - Violazione - Conseguenze sull'attività negoziale conclusiva della procedura di vendita - Nullità del contratto - Sussistenza..
In tema di cessione dei complessi aziendali nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato d'insolvenza, le disposizioni di cui agli artt. 62 e 63 del d.lgs. n. 270 del 1999, disciplinando le attività preparatorie ed autorizzatorie, pongono al commissario straordinario ed al Ministro dello Sviluppo Economico una serie di vincoli diretti a salvaguardare una pluralità di interessi, tra cui quello dei creditori, dei lavoratori, nonchè quello generale alla salvaguardia delle unità produttive; tali disposizioni hanno il carattere di norme imperative, alla cui violazione consegue la nullità, e non la mera inefficacia, dell'attività negoziale conclusiva della procedura di vendita (nella specie, il contratto di compravendita di azienda) e la illegittimità degli atti prodromici (il programma di cessione del complesso aziendale e le autorizzazioni ministeriali alla sua esecuzione ed alle vendite collegate). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Maggio 2009, n. 12247.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - In genere - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza - Provvedimento della corte d'appello sul reclamo avverso il decreto del tribunale che dichiara il fallimento - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Difetto delle condizioni per l'ammissione alla procedura - Dichiarazione di fallimento da parte del tribunale - Reclamo - Decreto di rigetto della corte d'appello - Natura - Decisorietà e definitività - Conseguenze - Ricorribilità per cassazione ex art.111 Cost. - Ammissibilità.
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Il provvedimento con cui la corte di appello provvede, ai sensi dell'art. 33 d.lgs. n. 270 del 1999, sul reclamo avverso il decreto del tribunale che, ai sensi dell'art. 30 del medesimo d.lgs., dichiara il fallimento in alternativa alla apertura della procedura di amministrazione straordinaria, è ricorribile per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost., avendo carattere decisorio, in quanto incide sul diritto soggettivo dell'imprenditore alla regolazione dell'insolvenza secondo i tempi, le forme e le modalità di cui alla legge speciale per le grandi imprese, ed avendo altresì carattere definitivo, in quanto il corso della procedura, in difetto di impugnazione, non è ritrattabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 2009, n. 3769.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria - Prescrizione - Decorrenza - Dalla nomina del commissario - Contrasto con il principio di esperibilità dell'azione con riguardo alla sola fase liquidatoria della procedura - Esclusione - Fondamento..
Nella procedura di amministrazione straordinaria come disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. in legge n. 95 del 1979, sebbene l'azione revocatoria fallimentare sia esperibile soltanto in relazione alla eventuale fase liquidatoria (essendo ispirata a finalità recuperatorie estranee alla fase conservativa della medesima procedura), il suo termine di prescrizione decorre già dalla data della nomina del commissario (unico soggetto legittimato all'esercizio dell'azione, che dunque con la sua nomina diventa esperibile agli effetti dell'art. 2935 cod. civ.). Infatti un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria può manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, può risultare destinata anche alla tutela delle ragioni dei creditori, che hanno evidentemente interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni, con la conseguenza che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura non può non essere accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria, dato che anche la cessione dell'intero complesso aziendale ha funzione di liquidazione, mentre di un risultato di risanamento, senza liquidazione dei beni, può parlarsi solo quando sia il medesimo originario imprenditore a riprendere l'attività economica di cui trattasi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2007, n. 267.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Natura e finalità - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Condizioni e limiti - Destinazione liquidatoria della procedura - Necessità - Momento rilevante - Decisione sull'azione revocatoria - Cessione dell'intero complesso aziendale - Funzione di liquidazione - Configurabilità. .
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito nella legge 3 aprile 1979, n. 95, in ordine alla quale tra azione revocatoria fallimentare e fase conservativa sussiste un'incompatibilità logica e di fatto, prima ancora che giuridica, un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria può manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, ben può risultare destinata alla salvaguardia non solo dell'unità produttiva, bensì anche della tutela delle ragioni dei creditori, i quali hanno interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni aziendali. Ne consegue che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura deve essere accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria, e ciò anche quando, al momento della decisione, sia già stato alienato l'intero complesso aziendale, dato che anche la cessione dell'intero complesso aziendale ha funzione di liquidazione, ove si consideri che un risultato di risanamento, senza liquidazione dei beni, in tanto può aversi, in quanto a riprendere l'attività produttiva o di scambio sia il medesimo originario imprenditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2006, n. 5301.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Condizioni - Limitazione alla sola fase liquidatoria - Configurabilità - Identificazione di detta fase - Criteri - Formale avvio del procedimento di alienazione dei beni - Necessità - Esclusione - Momento della verifica - Riferimento alla data della decisione - Necessità - Cessione del complesso aziendale - Funzione liquidatoria - Configurabilità. .
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979, n. 95 (applicabile "ratione temporis"), l'azione revocatoria fallimentare è esperibile soltanto in relazione alla eventuale fase liquidatoria della procedura, sussistendo tra detta azione e la fase conservativa una incompatibilità logica e di fatto, prima ancora che giuridica. Un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura può tuttavia manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, può risultare destinata non solo alla salvaguardia dell'unità produttiva bensì anche alla tutela delle ragioni dei creditori, che hanno interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni aziendali. Ne consegue che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura va accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria: e ciò anche quando, al momento della decisione, sia già intervenuta la cessione dell'intero complesso aziendale, avendo tale cessione funzione di liquidazione, posto che di un risultato di risanamento, senza cessione dei beni, può parlarsi solo quando sia il medesimo originario imprenditore a riprendere l'attività produttiva o di scambio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2006, n. 4214.