TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 2

Imprese soggette all'amministrazione straordinaria.
TESTO A FRONTE

1. Possono essere ammesse all'amministrazione straordinaria, alle condizioni e nelle forme previste dal presente decreto, le imprese, anche individuali, soggette alle disposizioni sul fallimento che hanno congiuntamente i seguenti requisiti:

a) un numero di lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non inferiore a duecento da almeno un anno;

b) debiti per un ammontare complessivo non inferiore ai due terzi tanto del totale dell'attivo dello stato patrimoniale che dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell'ultimo esercizio.

1-bis. Le imprese confiscate ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, possono essere ammesse all’amministrazione straordinaria, alle condizioni e nelle forme previste dal presente decreto, anche in mancanza dei requisiti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 (1).



(1) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 257, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

GIURISPRUDENZA

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Legittimazione passiva – Istituto di credito

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Ripetizione indebito verso beneficiario pagamento – Ammissibilità

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento – Elemento soggettivo beneficiario – Irrilevanza

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Tempo del pagamento – Annotamento contabile dell’accredito

Procedura concorsuale – Amministrazione straordinaria Alitalia – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Dies a quo – Emanazione decreto alla procedura – Successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Irrilevanza
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A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, unica legittimata passiva dell’azione di inefficacia promossa a norma dell’art. 44 l. fall. è la Banca.

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere dal beneficiario finale del pagamento quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare.

L’art.44 l.fall. colpisce con la sanzione di inefficacia gli atti compiuti e i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione del fallimento a prescindere da ogni valutazione dell’elemento soggettivo dell’altro contraente, essendo rilevante esclusivamente il momento in cui viene posto in essere l’atto solutorio, che deve essere successivo alla dichiarazione di fallimento.

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni.

Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria di Alitalia, il dies a quo a partire dal quale opera l’inefficacia prevista dalla previsione dell’art. 44 l.f. è da individuarsi nella data di emanazione del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 03 Marzo 2020.


Procedura di Amministrazione Straordinaria – Beneficio dell’esdebitazione – Applicabilità.
Ove ne sussistano i presupposti di legge, il beneficio dell’esdebitazione deve essere garantito non solo ai soggetti, persone fisiche, che sono sottoposti ad una procedura fallimentare, bensì anche a coloro che sono soggetti ad una procedura di amministrazione straordinaria, e ciò in forza di un’interpretazione costituzionalmente orientata, rispettosa del principio di uguaglianza, nonché delle tendenze, sia europee sia interne, volte a favorire, dopo un periodo ragionevole, la ricollocazione sul mercato di imprese e imprenditori sottoposti a procedure concorsuali. (Nicola Bottero) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 12 Febbraio 2019.


Amministrazione straordinaria - Ammissione - Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico - Sindacato del giudice ordinario - Limiti..
L'atto di ammissione di un’impresa alla procedura di amministrazione straordinaria è assunto con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, la cui legittimità non è sindacabile dal giudice ordinario, a meno che l'atto in questione sia stato emesso dal Ministro in carenza assoluta di potere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Maggio 2013.


Procedure concorsuali - Assoggettabilità di un ente ecclesiastico - Svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano..
Ciò che rileva allo scopo di ritenere l'assoggettabilità di un ente ecclesiastico ad una procedura concorsuale disciplinata dalla legge italiana è il reale ed effettivo svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano e, dunque, l'instaurazione di rapporti a contenuto patrimoniale con altri soggetti la cui disciplina è regolata dal diritto italiano, posto che ogni debitore che svolge attività imprenditoriale sul territorio italiano è soggetto all'accertamento dello stato di insolvenza, salvo che sussistano specifiche ipotesi di immunità dalla giurisdizione italiana. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Maggio 2013.


Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Fallimento e procedure concorsuali - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Decreto di inammissibilità della domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza - Reclamo alla corte d'appello - Ammissibilità - Requisito dimensionale - Accertamento in ordine alla singola impresa pur inserita in un "gruppo" - Necessità.
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In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, deve ritenersi reclamabile avanti alla corte di appello il decreto con cui sia ritenuta inammissibile, per difetto dei requisiti indicati dall’art. 2, lettere a) e b), del d. lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza senza la contestuale dichiarazione di fallimento della stessa impresa, riconoscendo la legittimazione a proporlo a quest’ultima, e precisando, altresì, che il requisito dimensionale indicato nell’art. 2, lettera a), del citato decreto va accertato con riferimento alla singola impresa richiedente e non con riguardo al gruppo del quale essa eventualmente faccia parte, escludendosi, inoltre, dal computo dei dipendenti occupati nell’ultimo anno quelli che lavorano nelle aziende cedute in affitto a terzi. Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2013, n. 6648.


Amministrazione straordinaria - Procedimento - Principio dispositivo - Esclusione..
La valutazione relativa all'ammissione o meno di una società alla procedura di amministrazione straordinaria non è ispirata al principio dispositivo di parte bensì ad interessi di ordine generale e di rilevanza pubblicistica, i quali consentono di travalicare lo specifico interesse della società debitrice e dei suoi creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Amministrazione straordinaria - Dichiarazione di insolvenza - Società ammessa al concordato preventivo - Ammissibilità - Accertamento di atti di frode ex articolo 173 legge fallimentare - Funzione sanzionatoria della dichiarazione di fallimento - Esclusione..
Premesso che, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo n. 270 del 1999, è possibile pronunciare la dichiarazione dello stato di insolvenza ai fini dell'amministrazione straordinaria di una società già ammesso al concordato preventivo, occorre precisare che non è comunque possibile attribuire funzione sanzionatoria alla dichiarazione di fallimento che faccia seguito all'accertamento di atti di frode ex articolo 173, legge fallimentare. Detta funzione sanzionatoria è, infatti, da escludere in primo luogo perché la decisione relativa all'amministrazione straordinaria riguarda interessi pubblici diversi ed ulteriori rispetto a quelli facenti capo alla società debitrice e, in secondo luogo, perché, in base alla nuova disciplina della legge fallimentare, la dichiarazione di fallimento non è conseguenza automatica e necessaria della revoca del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 20 Gennaio 2012.


Fallimento – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Requisito oggettivo – Coincidenza con il requisito previsto dall’art. 5 l.f.. (31/08/2010).
Il requisito oggettivo richiesto dalla l. n. 270/1999, ai fini della dichiarazione dello stato di insolvenza, consiste nella “insolvenza classica” di cui all’art. 5 LF, ulteriormente “colorata” dalla necessità che vi sia un particolare rapporto fra l’indebitamento e l’attivo patrimoniale o il fatturato dell’impresa, evidenziato dall’art. 2 della stessa legge. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Decreto del tribunale che dichiara il fallimento in alternativa all'apertura della procedura - Presupposto - Sussistenza di concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività d'impresa - Cessione dei complessi aziendali ex art. 27, comma 2, lett. a), d.lgs. n. 270 del 1999 - Valutazione spettante al tribunale - Giudizio prognostico - Oggetto. .
Il decreto con cui il tribunale dichiara il fallimento, in difetto delle condizioni per l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, presuppone, ai sensi dell'art. 30 del d.lgs. n. 270 del 1999, che non sussistano concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali, da realizzarsi tramite la cessione dei complessi aziendali o la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, come prevede l'art. 27,comma 1, del d.lgs. citato; ne consegue che la predetta cessione implica un giudizio prognostico, rimesso al giudice di merito, avente ad oggetto l'idoneità della dismissione dell'azienda a condurre al risultato finale dell'equilibrio economico, potendo l'impresa restare nel mercato per effetto delle risorse così acquisite, e residuate dopo il soddisfacimento dei creditori o la liberazione delle passività. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 2009, n. 3769.


Comunità europea - Comunità economica europea - Istituzioni - Commissione - Atti - "Raccomandazioni" della Commissione europea - Efficacia nell'ordinamento nazionale - Efficacia vincolante - Esclusione - Contrasto della norma interna con la "raccomandazione" - Dovere del giudice nazionale di disapplicare la norma - Esclusione - Fattispecie in materia di requisiti dimensionali per l'assoggettamento delle imprese ad amministrazione straordinaria.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Assoggettamento dell'impresa ad amministrazione straordinaria ex legge n. 270 del 1990 - Requisiti dimensionali - Numero dei dipendenti - Computo dei lavoratori a tempo parziale - Criteri - Disciplina ex art. 6, D.Lgs. n. 61 del 2000 - Modifiche ex art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001 - Norma interpretativa - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Dichiarazione di fallimento - Domanda di conversione in amministrazione straordinaria - Forme e termini - Proposizione dell'opposizione alla sentenza di fallimento ex art. 18, legge fall. - Necessità.
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Le "raccomandazioni" emanate dalla Commissione europea costituiscono atti comunitari tipici, non obbligatori, preordinati allo scopo di assicurare il funzionamento e lo sviluppo della Comunità europea, mediante la prospettazione della soluzione che appare preferibile adottare nell'ottica comunitaria e, conseguentemente, essendo privi di carattere vincolante nei confronti del legislatore nazionale, il giudice ordinario non è tenuto a disapplicare la norma statale che, eventualmente, si ponga in contrasto con esse. (In applicazione del succitato principio di diritto, la S.C. ha escluso il potere - dovere di disapplicazione dell'art. 2, D.Lgs. n. 270 del 1999 che, nello stabilire i requisiti dimensionali necessari per l'assoggettamento dell'impresa in crisi all'amministrazione straordinaria, prevede che l'impresa debba avere un numero di dipendenti inferiore a quello stabilito da una raccomandazione della Commissione europea). (massima ufficiale)

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, ai sensi del D.Lgs. n. 270 del 1999, il requisito dimensionale, in riferimento al numero dei lavoratori subordinati, va determinato, ex art. 6, D.Lgs. n. 61 del 2000, nel testo anteriore alla modifica introdotta dall'art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001, computando i lavoratori a tempo parziale nel numero complessivo dei dipendenti in proporzione all'orario svolto riferito alle ore lavorative ordinarie effettuate in azienda con arrotondamento all'unità della frazione di orario superiore alla metà di quello normale e, quindi, calcolando il lavoratore a tempo parziale come una unità, qualora l'orario di lavoro sia superiore alla metà di quello osservato dal lavoratore a tempo pieno, risultando questa interpretazione conforme alla direttiva 97/81/CE e dovendo altresì ritenersi che l'art. 1, D.Lgs. n. 100 del 2001 - in virtù del quale i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all'orario svolto e l'arrotondamento del tempo parziale opera per le frazioni di orario eccedenti la somma degli orari individuati a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno - non ha natura interpretativa e, conseguentemente, non è applicabile alle fattispecie perfezionatesi anteriormente alla sua entrata in vigore. (massima ufficiale)

Nel caso di assoggettamento dell'impresa al fallimento, la conversione del fallimento in amministrazione straordinaria ai sensi dell'art. 35, legge n. 270 del 1999, diversamente da quanto previsto in precedenza dalla legge n, 95 del 1979, può essere richiesta esclusivamente mediante l'opposizione alla sentenza di fallimento ex art. 18, legge fall., che deve essere, quindi, proposta entro il termine di quindi giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza di fallimento. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2003, n. 18620.